SIMONOIR

www.myspace.com/simonettasantamaria  -  blog.myspace.com/simonettasantamaria        Scheletri... in vacanza!

                                                                         

Questo soprannome lo devo alla fervida inventiva del mio amico Claudio Calveri. A lui tutta la mia gratitudine per avermi focalizzato così, in sole 8 lettere.

 

 

"Ovviamente scherzo, sei splendida! Spero tu abbia apprezzato il mio piccolo tributo tramite l'ultimo film di Tarantino, Grindhouse!" (Pazuzu)

 

Vivo e scrivo a Napoli, col Golfo e Capri di fronte e il Vesuvio alla mia sinistra.

Adoro i gatti, in particolare quelli neri perché sono dei paria. E scrivo horror. Perché è un genere che mi piglia da sempre, perché va a braccetto col noir, il thriller e il giallo, generi che scavano nel profondo della mente umana mettendone a nudo il lato oscuro. Già, proprio quello che attende silente, accoccolato da qualche parte, dentro ognuno di noi. Ogni tipologia di aberrazione ha il suo fascino…

Il mio horror non è splatter, ma inserito nella vita quotidiana; non suscita quasi mai ribrezzo ma una sorda inquietudine, quella che ti fa scrutare nel buio, dopo che hai chiuso il libro. Non troverete mai un essere soprannaturale in un mondo fantastico ma un essere soprannaturale inserito in un contesto tangibile, tanto da sembrare egli stesso reale.

E scrivo horror per dimostrare che anche le donne lo sanno fare.

Da piccola, mentre le altre bambine sognavano di fare le ballerine, io volevo fare il meccanico. Mentre loro a carnevale s'infiocchettavano da principesse e fatine, io mi vestivo da cow-boy e sognavo di pilotare un elicottero. Perché volevo fare quello che facevano i maschi. Le preclusioni del sesso m’infastidivano quanto m’invogliavano a spingermi oltre i cosiddetti “limiti” imposti dall’essere femmina. Oh, l’elicottero non sono riuscita a pilotarlo ma in compenso guido la motocicletta. Mi accontento.

Il mio horror è dunque una sfida agli uomini e alle firme d’oltreoceano. Piccola come Davide, con in mano, al posto della fionda, delle storie italiane, e più ancora napoletane.

Simonoir, con buona pace dei miei familiari.

A proposito di familiari…

Diego, mio marito, è chirurgo nonché personale e prezioso consulente macabro-scientifico; siamo sposati da 20 anni e a lui ho dedicato Donne in Noir, per aver imparato a condividere le sue notti con questa donna inquietante.

Abbiamo due figli, Fabrizio e Adriano. Anche a loro è dedicato Donne in Noir, per ogni buon consiglio, per la nostra complicità, per aver condiviso nottate insonni di Silent Hill e Resident Evil, per i loro sorrisi… E se poi volete sapere come mi vede mio padre, cliccate un po' qui...

In effetti, spesso mi sento chiedere “Ma come ti vengono in mente storie simili?”

Così, per dimostrare che chi scrive horror non è necessariamente un pazzoide che di notte va per cimiteri, vi dico che ho pubblicato anche un racconto umoristico sulla condizione di “casalinga per forza” nell’antologia Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus), prima, molto prima della fortunata serie "Desperate Housewives".

Perché a me non piace cucinare, spolverare, rassettare, né mi da soddisfazione essere “l’angelo del focolare”. La mia concezione di angelo del focolare la si può evincere cliccando qui, e dall’omonimo racconto in Donne in Noir; uno di quelli che riscuote maggior successo, il che la dice lunga sullo status di casalinga, gente…

 Simonoir                                                                                       

 

P.S. Comunque riflettete, sui cimiteri. Ogni lapide racconta una storia, e se qualcuno si ferma ad ascoltarla è un po' come tornare a vivere.

 

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