Signore e Signori, gentili visitatori, generosi lettori,

per tutti voi un piccolo omaggio.

 Un racconto. L'unico ambientato negli Stati Uniti, per due precisi motivi: primo, si parla di un'autostrada, una lunga, infinita, malefica autostrada; in Italia non sarebbe stata credibile, qui l'unica cosa infinita che abbiamo sono i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria.

Secondo, io amo gli Stati Uniti. Ne sento sempre una latente nostalgia e ogni volta che ci torno ne annuso l'aria come un cane e penso che sì, se esiste una reincarnazione, allora io devo aver vissuto lì, ai tempi del Far West.

Ve l'ho detto, ho sempre sognato di essere un cow-boy.

Ora, qualora vogliate, provate anche voi a imboccare la mia autostrada. Lei è qui, poche righe più sotto, che aspetta solo di sentire i vostri piedi toccare il suo asfalto immacolato.

E se doveste perdervi tendete la mano, prima che la follia vi porti con sé.

Nel buio non sarete soli.

Andiamo?

 

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UNA LUNGA AUTOSTRADA

È una situazione a dir poco paradisiaca. Il vecchio Frank Doherty si sta sollazzando in una Jacuzzi in compagnia di tre pupe da sballo. Ce n’è per tutti i gusti: una è mora, l’altra è bionda e l’altra ancora è rossa. E sono nude. Anche Frankie lo è e, strano, non si vergogna del suo grasso ventre flaccido, e neppure delle modeste dimensioni del suo amichetto. Attraverso le bollicine Frankie osserva compiaciuto un fisico asciutto e muscoloso come quando i suoi cinquantadue anni gli sembravano una pietra miliare ancora lontanissima e avrebbe potuto dare dei punti a chiunque in fatto di sesso.

Prima, molto prima.

La moretta lo bacia sul collo mentre le altre due gli massaggiano i polpacci. Sono giovani e morbide e con le tette grosse come piace a lui, mica come quelle baldracche da autostrada con le quali ogni tanto si è concesso un minuto di svago, tra un viaggio e l’altro.

Brutto mestiere, quello del rappresentante. Sempre in macchina a macinare chilometri per poi finire a fare il cascamorto con una zitella acida pur di piazzare il nuovo campionario di scarpe. Vendere! Allargare la propria clientela! E’ ciò che ripetono sempre durante quelle stupide convention che vanno tanto di moda. Facile a dirsi, da dietro una scrivania; mica sono loro che alla fine della giornata si ritrovano col culo a forma di sedile d’auto!

Il massaggio dai polpacci è salito verso le cosce e l’amichetto di Frankie ora sembra più arzillo che mai. Mai che mi si rizzasse così, con Myrtle.

Sotto l’effetto di quelle sapienti manine, l’immagine della moglie non è altro che uno sbiadito ricordo. Frankie non si ricordava più nemmeno il perché l’avesse sposata. La povera Myrtle, con i capelli color della stoppa, che la sera va a dormire vestita come se dovesse affrontare una tormenta. Timida Myrtle, che a letto non mostra voglie perché sa che il marito non la desidera più. Forse non l’ha mai desiderata veramente. Myrtle dagli occhi tristi che sgobba come un cane in una fabbrica di borse e aspetta che il marito parta per uno dei suoi viaggi per consolarsi con il custode. Con lui è diverso. Eddie la guarda negli occhi quando le parla, le sorride, le accarezza i capelli. Lui non la tratta come una pezza vecchia. Eddie la fa sentire donna. E di certo a letto con lui non indossa quelle palandrane di flanella che Frank odia tanto. Eddie sì che merita quei leziosi babydoll che ha comprato per corrispondenza.

La vita è un dare e avere, caro Frank Doherty, non lo sapevi? Ma Frankie ora è troppo occupato per guastarsi l’umore pensando a sua moglie. Meglio concentrarsi su quel servizietto che una delle ragazze sta così sapientemente eseguendo. Quale sarà, delle tre? La bionda, la mora… Boh, chi se ne frega. Frankie si sente in gran forma, attizzato com’è potrebbe scoparsi anche King Kong. Ma intanto la ragazza gli sta facendo bollire il cervello. Mi sento come una pentola a pressione… Oddio, sto per fischiare… oh, sii… fischio…  fischio…      

Bip – biip! Bip – biip!

La sveglia sul comodino segnava impietosa le sette. Frank Doherty assestò una manata sul pulsante di spegnimento, poi si guardò intorno. Solita camera, solito letto. Accanto a lui, la solita Myrtle dormiva con una squallida retina sui capelli raccolti nei bigodini.

- Un sogno! Solo un fottutissimo sogno! - imprecò deluso. Anche il suo amichetto sembrava non volersi arrendere alla dura realtà.

Trascinando i piedi si avviò in bagno. L’immagine riflessa nello specchio era quella di sempre. Solita pancia flaccida, solita calvizie, soliti cinquantadue anni.

Con la morte nel cuore, il vecchio Frankie si preparò ad affrontare la solita giornata.

  ***

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