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cronache di inizio millennio

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Un'antologia che raccoglie voci diverse, che compongono un coro contemporaneo per raccontare anni difficili, anni dolorosi, anni, futili, anni devastati, anni confusi, anni entusiasti, anni folli. Questi. Il decennio appena trascorso.

Prefazione di Marino Sinibaldi.

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CRONACHE DI INIZIO MILLENNIO

AA.VV. (Historica)

Semmai i secoli nascessero innocenti, il nostro la sua purezza infantile l'ha persa subito e di colpo: due torri sbriciolate, "tremila persone vaporizzate" che aleggiano come una colpa o una maledizione non solo con i racconti di questo progetto che si misurano con l'anno fatale 2001 ma in tutti gli altri di questo originale diario di un decennio che fugge. Come in un diario vero e proprio, infatti, qui si ricordano momenti e luoghi sepolti nella memoria, si riscoprono eventi dimenticati, si rievocano emozioni lontane. Ma va detto subito che l'intelligenza della sfida e la qualità dei racconti che l'hanno raccolta hanno intanto questo merito: non lasciarci svicolare nel comodo rifugio del "non ricordo". Ognuno degli autori ha affrontato un momento e un anno, un evento e le figure che lo hanno animato o subìto; e ce li scaglia contro, con precisione ed emozione, con rabbia, a volte, fino a lasciarceli definitivamente impressi nella memoria... Gli anni sono così, scivolano uno dentro l'altro, confondono eredità e tradizioni, appaiono immobili e mutano catastroficamente. Sono difficili da fissare. Con punti di vista diversa gli autori di questi diversi racconti ci hanno provato. E sfidano noi lettori sollecitando la nostra facoltà più addormentata e quella più atrofizzata: la memoria e l'immaginazione.

(dalla prefazione di Marino Sinibaldi)

A cura di Laura Costantini e Loredana Falcone



... E LIBERACI DAL MALE

«Mi perdoni, padre, perché ho peccato.»
«Dimmi figliolo, libera la tua anima.»
Solite frasi. Parole, nient'altro che parole ripetute all'infinito, sempre uguali, senza più peso né valore. Paccottiglia da bancarella, ormai. La fitta grata gli nascose la sagoma dell'adolescente, i capelli arruffati e il volto imberbe ma la voce gli arrivò chiara, incerta, tesa e stridente come le corde di un violino suonato da un principiante.
«No. Non qui dentro. È una cosa… forse sarebbe meglio se mi ricevesse in sagrestia, con calma, dopo la Messa.»