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dove il silenzio muore

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Dove può morire il silenzio? Non nelle case infestate dalle porte scricchiolanti o negli antichi castelli dove aleggiano ombre di vampiri, né nei cimiteri in cui si aggirano morti viventi richiamati alla vita da qualche magico incantesimo. Il silenzio muore nell'uomo. E al suo posto nasce una voce: la voce del Male.

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DOVE IL SILENZIO MUORE
romanzo

(Cento Autori)

"La Silenziosa" è una villa su cui incombe una terribile maledizione risalente agli antichi misteri egizi. Quando Sara decide di riaprire quella casa, che era appartenuta ai suoi genitori, si ritrova a piombare in un incubo senza via d'uscita.
La maledizione torna a colpire attraverso il suo terribile emissario, l'Ouroboros, il serpente del diavolo.

Il mese dei morti. Non c'è mese peggiore per morire. Tutto effonde morte, i giorni, le notti, l'aria stessa, il tempo. La gente si abbandona mesta ai ricordi; non pensa, commemora nel silenzio delle proprie angosce. Tutto è terribilmente triste. Il tempo non sempre è terapeutico. A volte incarognisce le sensazioni. [...]
Lei e quel misterioso universo soprannaturale parevano incontrarsi su un indistinto livello superiore, solitario, negato ai più. Solo quando questa sorta di traslazione avveniva, lei poteva vedere. Strane visioni, immagini confuse, spesso incubi. Le era anche capitato di anticipare degli avvenimenti. Come quella volta di Marta. Nel bagno dell'università. Era lì che si ravvivava i capelli dopo averli martirizzati a furia di avvolgerli sulle dita per la tensione quando lo specchio si aprì sull'esterno. Una strada. Auto che corrono incalzate dalla fretta, clacson, clacson. E Marta, che deve attraversare. Cerca il cellulare nella borsa, intanto cammina. Non lo trova, cerca ancora, intanto cammina, a testa bassa, verso l'incrocio. Su un cartellone, minacciosa come un presagio, la grigia croce di pietra di un film e una scritta: QUESTA VOLTA PREGARE NON VI SERVIRÀ PIÙ A NIENTE. Auto, fretta, clacson, clacson. Semaforo verde, Marta cammina ancora. Maledetto cellulare, dove l'avrò ficcato. Freni, stridio di freni, lungo, lungo.
Esplosione. Impatto. Urla. E quella frase che continuava ad ammiccare dal cartellone. [...]
Il mese dei morti. È vero, non c'è mese peggiore per morire.



"Lo Stephen King napoletano è donna. E Posillipo è gotica." Francesco Durante - Corriere del Mezzogiorno

"Di certo alcune atmosfere del romanzo rimandano echi delle migliori pagine di King." Geppina Landolfo - Il Roma

"Il lettore si sente incalzato, come avesse uno spettro che gli alita sul collo, lo segue incessante, gli ruba lo spazio, e gli trasmette un senso d'angoscia per tuta la durata del romanzo." Salvo Zappulla - La Sicilia

"Una storia macabra e angosciante, di segreti e di morte, che non lascia mai un attimo di respiro." Irene Vanni - Horror.it

"L’autrice preferisce i vivi ai morti, le lacrime al sangue, il silenzio alle grida. L’oscurità umana è il fine, il divino Ouroboros il mezzo." Lavinia Petti - Europolar

"La Santamaria riesce a raccontare una storia terrificante senza scadere mai nello splatter, persino con qualche inaspettato risvolto commovente." Matteo Grimaldi - SoloLibri

"Un colpo in pieno petto per tutti coloro che considerano il genere sottovalutabile. Opera di pregio: piena, efficace." Christian Di Masi - NapoliOnTheRoad