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QUESTI FANTASMI

AA.VV. (Boopen Led)

Napoli. Città dai Mille Volti e Mille Occhi, metropoli "illuminata" alla pari di Parigi e Londra. Vertice della Conoscenze Proibite e Assoluti Misteri.

Napoli. Infinite volte stuprata e vilipesa dalla crudeltà della Storia. Crudeltà che genera fantasmi e spettri senza pace che, secondo le leggende, infestano grotte, chiese, palazzi, vie e vicoli di questa incredibile… straordinaria, maledetta Città.

Napoli. Mille le strade che potevamo raccontare perché mille sono le zone grigie, le mappe dei suoi enigmi. Noi ne abbiamo selezionato alcune fra le più suggestive, in compagnia di alcuni fra i migliori scrittori napoletani di ieri, oggi e domani. Ciascuno avvinghiato a uno specifico luogo, un sussurro, una storia.

A cura di Giuseppe Cozzolino



NEL NOME DELL'AMORE

Un salto nel passato, nella notte di un lontano 17 ottobre 1590, quando Carlo Gesualdo, principe di Venosa, fa brutalmente uccidere dai suoi sgherri la moglie Maria D'Avalos e il suo amante, il duca Fabrizio Carafa.
Ma le voci di dentro non si placano. Come non si placa il fantasma della bella e disperata Maria che, ancora oggi, si aggira nei dintorni di palazzo Sansevero in cerca di quell'unico vero amore che, nei secoli, spera ancora di rivedere, nel buio di qualche vicolo.

«A te, Carlo, stanotte va il mio pensiero. A te, che hai annientato col sangue un amore che non era il tuo, a te che non hai voluto conoscere pietà, dico: bene hai fatto a uccidermi, perché senza Fabrizio non sarebbe esistita altra ragione per cui continuare a vivere.
Ma se la giustizia ha assolto i tuoi peccati, io non farò altrettanto. Se con ogni pugnalata mi hai augurato l'Inferno, dall'Inferno io ti maledico. Possa tu non trovare mai pace. Possa la tua anima lacerarsi nei sensi di colpa, accartocciarsi, stritolarti e farti soffrire per il resto dei tuoi giorni terreni e per l'eternità a venire. Il tuo spirito non tornerà mai più a Napoli, ma sarà condannato a vagare in cerca dell'espiazione che non troverà.
Io ti maledico, Carlo Gesualdo, marito mio. E che la mia maledizione ricada su di te e sui tuoi affetti futuri. Per l'eternità.»