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sport in rosa

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Un'antologia dove lo sport viene presentato dal punto di vista femminile. Racconti per tutti i gusti: dal problema doping all'anoressia.
232 pagine che scivolano veloci sulla punta delle scarpe da tennis.

Prefazione di Claudia Giordani, medaglia d'argento ai campionati del mondo di sci nel 1976.

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SPORT IN ROSA
Uno spaccato profondo ma anche godibile e divertente sullo sport visto dalle donne.

AA.VV. (Perrone Lab)

"Quando le donne fanno sport, sono vincenti e felici. Molte volte eccellenti, al top mondiale. Un esempio anche quando il podio rimane lontano. Portate alla sfida e alla dedizione, sono coraggiose e corrette. Si esaltano nel gruppo e non temono il confronto con se stesse. Si esprimono naturalmente nel movimento e hanno, come spesso nella vita, le idee chiare. Una donna che fa e ha fatto sport si distingue, un po' perché forse ancora il numero rispetto alla totalità è limitato, e soprattutto perché è più coerente, organizzata, motivata e non omologata.
[...] Oggi le donne fanno sport e sono rispettate, ammirate, acclamate. Contribuiscono ad accrescere la cultura e a trasmetterla ai propri figli. Impersonificano un modello di successo invidiato e ricercato."
Dalla prefazione di Claudia Giordani.

A cura di Barbara Balbiano e Chiara Bertazzoni



LIBERA IL MOSTRO CHE È IN TE

«Libera il mostro che è in te se vuoi diventare una vera lanciatrice!», questo mi ripeteva l'istruttore. E io mi allenavo, con tutta l'anima mi allenavo. Niente e nessuno mi distraeva, eravamo solo io e i miei muscoli che, giorno dopo giorno, diventavano più tonici, più potenti e gratificanti come nessuno lo era stato prima, con me. [...]
L'ho detto cosa lanciavo? Li ho provati tutti, giavellotto, peso, disco e martello, ma solo quest'ultimo mi dava l'impulso magico. Quando entravo nella gabbia mi esplodeva dentro l'energia di una belva che vuole uscire. [...]
Io avrei segnato il nuovo record mondiale. E non mi interessava se nel frattempo l'avesse fatto qualcun'altra, chissene. Perché tanto, prima o poi, l'avrei comunque battuto io, quel record.

Dopo il piede un braccio con ancora al polso l'orologio col cronometro, una coscia con attaccato un pezzo di natica. I suoi fluidi si mescolano col sangue morto. Un largo brandello di tessuto addominale completo di inguine da cui pende un pene ridotto a uno gnocco rinsecchito. Lei sistema tutto sulla ghiaia come un chirurgo farebbe col suo strumentario. Solo che di chirurgico lì non c'è niente. Pezzi dilaniati che, se un ancor più folle dottor Frankenstein avesse osato rimettere insieme, avrebbero formato un uomo.