IL ROMA – 11 OTTOBRE 2005

Marina Cappitti

 

 

Inquietanti, reali. Sono le “Donne in noir” (edizioni il Foglio) di Simonetta Santamaria. Dopo il premio Lovecraft 2004 col racconto “Quel giorno sul Vesuvio”, la giornalista e scrittrice napoletana pubblica il suo primo libro che è stato presentato ieri pomeriggio dal giornalista Roberto Ormanni al  forum Fnac.

Una raccolta  di racconti horror/noir tutta al femminile e scritta da una donna italiana, cosa tanto rara da attirare non poche  attenzioni da parte del mondo dell’editoria e della comunicazione.

Le protagoniste delle pagine di Santamaria, sono donne comuni che vivono sulla loro pelle la povertà, la violenza dei mariti, la notizia di un figlio inatteso. E si ribellano nel più crudo dei modi. Le loro perversioni appartengono a questo mondo, al mondo reale. La consapevolezza che le loro storie non sono tanto diverse da quelle della cronaca quotidiana si avverte anche quando le atmosfere sono fantastiche, leggendarie. “La creatura di donna Rosetta” che sventra il marito con un coltello da cucina per mettere fine alle violenze subite, Laura che uccide le sorelle perché vuole i genitori tutti per sé, Angela che fa a pezzi i passanti per cucinare prelibate ricette con la loro carne e sfamare i figli con i soldi guadagnati, “la ragazza di ferro” che per la libertà uccide la famiglia e infine se stessa quando scopre di essere malata di cancro,…sono donne che amano la vita tanto da negarla. La necrofilia, il macabro sono tinti di rosa in un’ambientazione domestica e con stile di scrittura tali da rendere le storie immaginate normali, addirittura iperreali. L’ossessione di essere abbandonate o brutte, la voglia di riscatto da un’esistenza abitudinaria e piena di insoddisfazione, la disperazione che viene dal non avere di che mangiare per sé e per i propri figli. Le paure delle donne di Santamaria sono vicine, ci toccano con la  mano gelida dell’odio e della violenza, sempre in agguato quando la sofferenza diventa insopportabile. Ed è l’esasperazione la chiave di questi 11 piccoli racconti. Ora con un linguaggio quotidiano applicato a situazioni paradossali, ora con un finale vampiresco, o mischiando amore sangue e morte. L’autrice mette una lente di ingrandimento sui sentimenti crudeli dell’essere umano, su quella parte di ognuno che sfugge al controllo, alla razionalità, all’amore. Un esperimento letterario che potrebbe definirsi alla Kubrick e che come tale lascia il lettore spiazzato.