martedì 19 dicembre 2006

Intervista a Simonetta Santamaria



DOM: Allora, Simonoir...mi permetti di chiamarti come fanno i tuoi amici?

Simonetta Santamaria: E come no? Gli amici dell’horror sono tutti miei amici!

DOM: Dunque, Donne in Noir. Stupenda raccolta di racconti. È arrivata prima la pubblicazione o la vittoria al Premio Lovecraft ed. 2004?

Simonetta: Prima la vittoria del Lovecraft, anche se il libro era già andato in stampa; infatti non sono riuscita ad inserire il racconto vincitore, Quel Giorno sul Vesuvio, ma lo si può leggere, votare e commentare su
www.horrormagazine.it/racconti/1364. Così ne ho fatto un libricino che alle presentazioni allego come omaggio; una produzione Microcosmo Creativo (antonio19a@libero.it), due ragazzi che fanno cose davvero carine a costi accessibilissimi. Approfitto per consigliarli a tutti i lettori che vogliono stampare qualcosa di proprio, magari in vista del Natale…

DOM: Come è nata l’idea di presentare una serie di racconti i cui protagonisti principali sono tutte donne?

Simonetta: Ti sembrerà strano, ma tutti i racconti di Donne in Noir sono stati ispirati da fatti, a volte anche solo accenni di storie realmente accadute che vedevano delle donne come protagoniste. Una mente normale avrebbe acquisito i dati e stop mentre la mia, che funziona come un relè, clic, scatta ogni volta che un particolare la colpisce e automaticamente elabora qualcosa di macabro… Donne in Noir è una sorta di sfida alle firme maschili d’oltreoceano; un po’ alla Davide contro Golia ma se consideri che io da grande volevo fare il pilota di elicotteri, guidare il camion e la motocicletta… La moto oggi la guido, il resto nella prossima vita, magari. Mi piacciono le sfide impossibili.

DOM: Il tuo stile di scrittura non manifesta particolari “influenze” letterarie. Ma tu devi pur avere qualche modello a cui ti ispiri, o no?

Simonetta: King, sempre King, fortissimamente King. Pensa che sono andata fino nel Maine, fin sotto casa sua, e in pellegrinaggio nei luoghi dei suoi romanzi di cui ho l’intera collezione. Un vero maestro dell’horror, anche se devo ammettere che lo preferivo ai tempi di Pet Sematary, Cose Preziose o Misery. Lui sa scatenare la Paura dal nulla, il “suo” Male viene dai personaggi più comuni ed è questo che m’incanta. Solo lui riesce a tenerti incollato alle pagine parlandoti semplicemente di un cane con la rabbia: non sempre morti che camminano, vampiri o mostri di sorta. Questo a riprova che l’orrore è tra noi, basta saperlo riconoscere e guardare in faccia.


DOM: Hai mai letto qualcosa che ti ha veramente spaventato?

Simonetta: Mai come avrei voluto. Ma c’è un vecchio racconto di King, Il bicchiere della staffa, contenuto nella raccolta A Volte Ritornano, che mi è rimasto nel cuore. E poi Shining.

DOM: Hai mai scritto qualcosa che ti ha veramente spaventato?

Simonetta: Mai come avrei voluto. Anche se devo dire che a volte mi capita di rileggere dei miei racconti e allora penso “cavoli, ma sono stata proprio io?!”

DOM: È lodevole il fatto che tu ti ispiri a elementi e ambientazioni esclusivamente nazionali. Un sacco di scrittori, esordienti e non, continuano ad attingere elementi d’oltreoceano per creare le loro storie, ignorando il notevole background italico di tradizioni e mitologie folk/horror/fantasy/noir...

Simonetta: È la prima regola: scrivi di ciò che sai. Ne abbiamo già abbastanza di storie firmate U.S.A., non mettiamoci pure noi! Ma ve l’immaginate un King o un Barker scrivere di un Ciro Esposito zombie nel centro storico di Napoli? E allora!? Mi è capitato di fare da giurato a qualche piccolo premio letterario e ti confesso che quando mi capitano racconti in cui i personaggi variano dai Larry alle Mildred ai Jonathan, io storco il naso a priori. La nostra produzione horror può senz’altro essere la risposta all’horror d’oltreoceano perciò, creiamo storie nostrane!

DOM: Hai un marito medico che, detto da te, è il tuo miglior consulente. Mai pensato di scrivere un romanzo medical/horror?

Simonetta: Puntualizzo, chirurgo, perciò ancora più infelice quando deve spiegarmi la morte. Povero Diego, è il mio martire. Sì, ci ho pensato, ma deve venirmi ancora l’idea brillante, quella che fa la differenza.

DOM: Ho sempre pensato che le donne che si cimentano con l’horror hanno un “nonsoche” in più rispetto ai colleghi maschietti, a tal punto che qualche tempo fa organizzai per questo sito un concorso letterario a cui potevano accedere solo scrittrici donne. Si intitolava “PauROSAmente Donna”. Tra l’altro, i miei scrittori preferiti non si chiamano King o Barker ma Anne Rice e Chiara Palazzolo...Donna e Paura sono un ottimo connubio, ho torto?

Simonetta: No, hai perfettamente ragione. Il fatto è che dalle donne in genere ci si aspettano sorrisi e bimbi, fiocchetti e cuoricini, e non immagini orrorifiche. Del resto, la prima cosa che mi chiedono quando sentono che scrivo horror è “ma come fai?” Noi donne vi spaventiamo il doppio, perché quelle stesse macabre fantasie potrebbe avercele pure vostra moglie, proprio quella che vi dorme affianco…

DOM: Come sta andando Donne in Noir come vendite?

Simonetta: Abbastanza bene, come opera prima. Il problema è uno solo: non si trova in tutte le librerie ma solo in quelle convenzionate con la casa editrice o quelle che ne hanno fatto richiesta. Però si può acquistare senza problemi su Internet: su InternetBookShop (IBS) o al sito della casa editrice (
www.ilfoglioletterario.it). Il problema della distribuzione è quello che grava sulle case editrici minori, ma acquistando ogni tanto i loro libri anziché i soliti best-seller diamo la possibilità ad altre voci di venire fuori dal coro. Chiariamo: pubblicare con un editore minore non significa qualità inferiore. Io compro tanti libri di esordienti e raramente resto delusa.

DOM: Programmi futuri?

Simonetta: Sto finendo quello che dovrebbe essere il mio primo romanzo, un horror ambientato in un paesino della Sicilia. Con grande sforzo, perché io amo i racconti, ne ho ormai metabolizzato tecnica e linguaggio ma scrivere un romanzo è tutta un’altra cosa. Però sapessi, quando proponevo Donne in Noir, quante case editrici mi hanno risposto “Non pubblichiamo racconti ma ci sottoponga un romanzo che volentieri lo valuteremo”. Ora, al di là dell’utopistica realtà dell’affermazione, dico io: vi lamentate perché in Italia si legge poco e poi mettete alla gogna i racconti in favore di certi mattoni di seicento pagine che solo un vero lettore può sciropparsi… Ragionamenti incomprensibili.

DOM: A dicembre scade un concorso letterario horror che, secondo me, come tradizione non ha nulla da invidiare al Premio Lovecraft: il Premio Narrativa GHoST. Ci sarò anch’io e un sacco di “brutta gente del giro”. Dobbiamo prepararci a fronteggiare anche te?

Simonetta: E chi lo sa? Sai, io prima ho scritto Quel Giorno sul Vesuvio, poi ho detto: Uau, questo sì! E allora l’ho iscritto al Lovecraft. Se dovessi dire un altro Uau! se ne può parlare.

DOM: Simonoir, grazie per averci concesso questa intervista. Ti abbraccio e aspetto con ansia di incontrarti l’anno prossimo, quando metteremo in atto la “conquista di Milano” che sai...

Simonetta: Non vedo l’ora! Tu e io, a braccetto, a conquistare a colpi di pagine horror il Grande Nord. Ma, mi raccomando, attento al tuo braccio…

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