IL RISVEGLIO DEL MALE SULLE SPONDE DEL MARE

(recensione del 14-06-2008 sul web-magazine www.napoliontheroad.it)


“Dove il silenzio muore” di Simonetta Santamaria

Recensione di Christian Di Masi

Il sole sorge affacciandosi oltre la linea dell’orizzonte e le increspature del golfo di Napoli sono legioni di mille barbagli azzurrini e dorati. Dal porto giunge un vento fresco e rilassante: il primo sbadiglio del mondo che riapre gli occhi.
Non è una poesia, né un sogno.
E’ l’immagine che Simonetta Santamaria dipinge agli occhi del lettore durante la narrazione del suo ultimo romanzo: “Dove il silenzio muore”. Un racconto che, in spregio alla sua ambientazione, disegna una storia che trova il suo fulcro nella paura e nelle sensazioni di angoscia che l’autrice suggerisce a chi legge.
La Cento Autori, dal canto suo, si conferma una casa editrice la cui più grande caratteristica è la qualità delle opere pubblicate: ciò che qui si offre al pubblico non è un prodotto, ma un mondo vero e proprio. Una dimensione familiare a noi napoletani, intrisa di leggende e canzoni, del calore e dei pregiudizi della gente. Contesti che il partenopeo conosce bene, ma che hanno anche vocazione universale, poiché l’intera specie umana, al cospetto della genuinità e delle passioni dei protagonisti di questo racconto, altro non può fare che riconoscersi.
Suggestiva è la situazione introdotta dall’autrice, la quale, nel suo prologo, si lancia nell’esposizione di eventi e situazioni risalenti a un lontanissimo, antico e oscuro Egitto: un espediente che, se a primo impatto disorienta, a lungo andare invece aiuta chi legge, conferendo peraltro spessore alla storia e dandole un passato.
Il kinghiano tema del ritorno a un luogo del passato, stereotipato e nebuloso nella mente di chi vive, è approfondito con maestria e semplicità, come qualcosa che chi narra ha sentito sulla sua stessa pelle: la villetta abbandonata che fu di famiglia; i ricordi che ogni oggetto tangibile risveglia; il peso di un passato di cui Sara, la protagonista, non è mai venuta completamente a capo.
Borgo Marina Piccola è lo spazio dentro cui la storia prende corpo: è la culla dell’infanzia, la fucina dei ricordi; è il covo dal quale il male si risveglia dal lungo sonno, come un demone che, dopo molti anni di letargo, riapre gli occhi e si scopre affamato.
E’ un male subdolo e scellerato, che corrompe l’anima di chi, disgraziatamente, in esso si imbatte. Un male mistico, puro, che affonda le sue radici dentro un delitto compiuto decenni prima; che anela a consumare ogni cosa.
Un antagonista che è in tutti e in nessuno allo stesso tempo: un’ombra che si getta sui tetti del borgo e che reclama il suo tributo di sangue e vendetta.
Il romanzo è scritto in maniera convincente ed è percepibile in esso una punta di vivace femminismo.
L’opera, discreta nella trama, è grandemente impreziosita dal forbito e non ostentato lessico dell’autrice, che si conferma un talento già da molti proclamato; nonché dalla messa a nudo dei pensieri e delle sensazioni che albergano nel cuore di ogni protagonista, ognuno di essi scandito quasi passo a passo. Ed è proprio questo elemento psicologico, invero, il motore del romanzo: ciò che gli conferisce il senso della profondità, che lo fa camminare di proprio piede.
Dove il silenzio muore è un colpo in pieno petto a tutti coloro che considerano il genere horror “sottovalutabile”.
Opera di pregio: piena; efficace.