Dove il silenzio muore. Un noir di Simonetta Santamaria | di Isabella Moroni

21 Novembre, 2008 | Di i.moroni
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di Isabella Moroni | Sono cento i romanzi noir in concorso quest’anno per il Premio Scerbanenco che rappresenta il riconoscimento di maggior rilievo nazionale per questo genere letterario.
Il premio viene consegnato nell’ambito del Noir in Festival di Courmayeur all’autore del miglior romanzo giallo/noir italiano pubblicato nel corso dell’anno precedente e la grande presenza di nomi noti, meno noti ed anche esordienti sottolinea come il noir è senza dubbio il genere narrativo più popolare, quello che meglio interpreta la modernità e le ombre della nostra società. Uno stile molto imitato e sempre più spesso adottato in tutte le forme della comunicazione.

L’assegnazione del Premio Scerbanenco 2008 è affidata ad una doppia giuria, una giuria popolare che fino al 25 novembre potrà votare on line ed una giuria letteraria composta da Nico Orengo (Presidente), Valerio Calzolaio, Loredana Lipperini, Carlo Oliva, Gianfranco Orsi, Sergio Pent, Cecilia Scerbanenco, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Lia Volpatti, che, assieme determineranno la cinquina dei finalisti del Premio Scerbanenco, che verrà presentata a Courmayeur il 4 e 5 dicembre.

Del successo sempre più crescente del genere noir ne parliamo con Simonetta Santamaria una delle 100 concorrenti al Premio Scerbanenco con il libro “Dove il silenzio muore“, che da diversi anni coltiva una grande passione letteraria per il mistero in tutte le sue forme.

1) Come nasce la tua passione per il noir?
- Noir, horror, thriller, gialli: tutto ciò che parla di mistero, paura, morte, mi ha sempre affascinata. La mia scrittura va comunque nell’horror, prima di tutto, ma un horror senz’altro contaminato dal mistery e dal noir, quindi qualcosa di meno fantasy e più vicino al lettore, quotidiano. Non a caso il Corriere mi ha definita “lo Stephen King napoletano.” Io ho la naturale tendenza a vedere il macabro dappertutto, pur essendo una persona solare e ottimista. L’elemento soprannaturale fa da corollario alla tensione che cerco di mantenere viva, pagina dopo pagina, fino a strozzare il lettore. Devi dare il massimo. È come un giro sulle montagne russe: non puoi deludere il passeggero con discese brevi e curve dolci. Tutto deve far schizzare l’adrenalina, senza eccessi di sangue o descrizioni cruente: quelle non generano paura ma repulsione, il genere splatter è un’altra cosa. E quando il lettore chiude il libro, deve sentire l’esigenza di scrutare nel buio… E poi è una sfida agli uomini: basta firme maschili e per di più straniere; gli editori non hanno ancora idea di quanto possa far paura una donna.

2) Il noir è un genere dalle molteplici forme. Tu hai scelto il taglio psicologico. Cosa ti affascina nei segreti dell’anima?
- Il fatto che sono segreti. Dalle oscure motivazioni di un serial killer ai misteri della morte: mi piace indagare su ciò che non possiamo dare per scontato. Sarei stata un ottimo detective, o magari una criminologa, chissà… Con la maturità di oggi farei scelte diverse.

3) “Dove il silenzio muore” è un titolo enigmatico, raccontaci qualche piccola cosa del libro per farci sognare e incuriosire.
- “Dove il silenzio muore” (Cento Autori) è un romanzo ambientato a Napoli, come tutte le mie storie, in un borgo immaginario ai piedi della collina di Posillipo. Tutto parte da un antico manufatto egizio, l’Ouroboros, il serpente che si morde la coda simbolo di rigenerazione ed eternità, governato da Apopis, dio del Buio, che rivendica il suo potere su Cristo portando scompiglio e morte ai giorni nostri. C’e una villa, “La Silenziosa”, che torna a vivere dopo anni di abbandono e che rivelerà un mistero sepolto nelle sue viscere; c’è Sara che ha il dono, o la maledizione, di vedere, una sorta di capacità medianica fatta di strane visioni che lei stessa dovrà poi decifrare. Ci sono un prete, un archeologo, un ciabattino, un vecchio medico condotto, un pescatore: personaggi dissimili che però andranno a dar vita a un’unica storia. Nella narrazione passato e presente s’intrecciano fino a formare una sola, incalzante e soffocante traccia che porterà all’epilogo. Si parte da un capitolo Zero e si finisce con un capitolo Zero: e tutto riparte dal principio, proprio come per l’Ouroboros.

4) Questo romanzo consente al lettore di accedere ai misteri egizi. L’esoterismo egiziano è una tua passione oppure hai scelto l’Ouroboros per qualche particolare motivo?
- La cultura egizia è particolarmente intrigante, ricca di miti ed esoterismo. Andando a leggere un testo che parlava appunto di dèi, mi sono imbattuta in Apopis, dio del Buio, e dell’Ouroboros. Mi ha subito intrigato quella rappresentazione della ciclicità del tempo, del suo costante alternarsi scandendo la nostra vita, e lì ho pensato: e se, come Cristo, resuscitasse anche il Male? E poi mi piacciono i serpenti.

5) Sei in concorso per il Premio Scerbanenco. Cosa ti aspetti da questa competizione?
- Niente di più di una bella soddisfazione, lo confesso. Grandezza letteraria di molti avversari a parte, c’è un grosso handicap che è il voto popolare. I voti dei lettori sul sito del premio decreterà i 5 finalisti su 99: non si può paragonare la potenza di un nome come Lucarelli o De Cataldo con la mia; che, per inciso, a oggi sono ancora a zero ma se si svegliano se la mangiano viva, la mia percentuale! Ma io continuo a combattere per restare a galla: in casa c’è un’aria da Election Day, se finisco in buona posizione dovrò offrire da bere a mezzo mondo. La cosa positiva è che sto vendendo molti libri.

6) Sei già impegnata nella scrittura di un nuovo noir? Se sì, ci vuoi anticipare qualcosa?
-  Sì, sto scrivendo un altro romanzo sempre ambientato a Napoli, ma stavolta il protagonista è un uomo. E, come per ”Dove il silenzio muore”, c’è un gatto e la musica metal. Tutte cose che amo e che ho deciso che ricorreranno nei miei, spero, prossimi romanzi. Con qualche legame tra gli uni e gli altri, magari. E se lo fa Stephen King…

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