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Lug 0811

Simonetta Santamaria ovvero lo Stephen King napoletano

Pubblicato da Fausta Maria Rigo alle 14:59 in Interviste


Simonetta Santamaria scrive storie horror ambientate a Napoli, la sua città. Ha vinto l'XI edizione del premio Lovecraft con il romanzo Quel giorno su Vesuvio (Edizioni Cento autori).

Da ragazzina voleva diventare un cowboy, quindi non ha mai giocato con le bambole e in seguito non è diventata un "Angelo del focolare".
Dario Agento è stato il primo ad ispirarla da bambina. Ma il suo vero maestro è stato Stephen King, infatti Il Corriere del Mezzogiorno l'ha definita "il King napoletano".

Fragmenta l'ha intervistata in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo dal nome Dove il silenzio muore (Edizioni Cento autori). Una storia di misteri egizi e premonizioni. Il teatro è un paesino immaginario nei pressi di Capodimonte. Una vera chicca per gli appassionati del genere, ma anche per chi volesse aggiungere del brivido ad una vacanza fin troppo rilassata.

Questi gli indirizzi web dove leggere qualcosa di più su questa interessante autrice.

www.simonettasantamaria.net
www.myspace.com/simonettasantamaria

Simonetta, ho letto che una delle ragioni per cui hai iniziato a scrivere romanzi horror è che poche donne lo fanno. Secondo te come mai poche di noi si cimentano in questo genere di letteratura?

Diciamo innanzitutto che il mio è un horror senz'altro contaminato dal mistery e dal noir, quindi qualcosa di meno fantasy e più vicino al lettore quotidiano, alla Stephen King, se posso permettermi il paragone. Perché siamo poche? Mah, forse perché la natura femminile è più introspettiva, in qualche modo romantica; le donne in genere hanno uno stile idealista e realista al tempo stesso, una visione più rosa. Io ho invece ho la naturale tendenza a vedere il macabro dappertutto, pur essendo una persona solare e ottimista. E poi vorrei dimostrare che anche le donne lo sanno fare.

 Tu leggi anche altri generi?

Certo. Classici, romanzi, qualche saggio, testi umoristici, perfino! Mi piace l'ironia, ti mette le ali ai piedi. Ma il libreria l'occhio mi cade sempre sulle copertine inquietanti e il cuore mi porta prima alla sezione horror/thriller/noir.

E da bambina, ragazza, che tipo di romanzi ti prendevano di più?

Ho iniziato a leggere prestissimo e ho cominciato con Salgari. Ho letto e riletto l'intera saga, la vita di Sandokan era la mia, i luoghi e i suoi amici erano i miei. Il suo personaggio mi calzava come un guanto ma mai, mai mi sono identificata in Lady Marianna, la perla di Labuan. Lo dico sempre, se esiste la reincarnazione, io devo essere stata un uomo, un cowboy, per la precisione. Non sono mai stata attratta da ciò che piaceva alle altre ragazze ma volevo fare quello che facevano i maschi. Non mi piacciono le prevaricazioni, fanno scattare in me una sorta di competizione.

Che tipo di donna ti piace inserire nelle tue storie? Crei delle eroine alla Tomb Rider, cioè superdonne, oppure casalinghe, studentesse, insomma femmine comuni?

No, niente eroine da fumetto. Donne comuni, con le proprie debolezze, i sogni, la rabbia, il desiderio di qualsiasi donna. Alcuni tratti possono essere i miei, altri li rubo alle persone che mi stanno intorno. Tutto ciò che mi circonda lo vedo sempre prima come un possibile spunto.

Secondo te cos'è che spinge la gente ad indagare sulle nostre parti oscure?

Ciò che non si vede intriga più di ciò che si vede. Quando non c'è più niente da scoprire l'attrattiva cala inesorabilmente. L'ignoto è sempre stato fonte di studio, è lì che ognuno di noi scava: cercare di capire gli altri aiuta a capire anche un po' se stessi. La mia raccolta di racconti Donne in Noir (il Foglio) è proprio un viaggio nel nostro lato oscuro. Consigliato alle donne che potranno ritrovarsi in alcune delle protagoniste, e agli uomini che non ci guarderanno più con gli stessi occhi.

Secondo te questa è un'epoca di particolare interesse nei confronti degli avvenimenti "pulp" della vita? Credi che in passato (all'epoca di Agatha Christie per intenderci) si scrivessero storie più edulcorate?

Certamente. Molti programmi televisivi oggi sono incentrati sul crimine, fiction o reali che siano. Stiamo cavalcando un'onda fatta di criminologi, psichiatri, delitti sezionati, assassini analizzati, intervistati... L'omicidio sbattuto in prima pagina, i particolari efferati, ci colpiscono allo stomaco rendendoci tutti partecipi, volenti o nolenti. Magari in passato certe notizie passano più sottovoce, altrimenti Agatha Christie non sarebbe diventata quel fenomeno conosciuto in tutto il mondo che è ancora oggi.

La tua passione per l'horror da dove nasce, e soprattutto quando hai iniziato a scrivere?

Una specie di fissa che avevo da bambina; mi piaceva disegnare teschi, scheletri, ero affascinata dai fantasmi. Poi ho scoperto Poe, Lovecraft, la stessa Agatha Christie (Dieci piccoli indiani è uno dei miei libri preferiti) e lì ho cominciato a inventare storie. Ho pubblicato il mio primo racconto nel 2000, poi, nel 2004 ho avuto la fortuna di vincere il prestigioso premio Lovecraft con il racconto Quel giorno sul Vesuvio (Cento Autori) che mi ha definitivamente legata al genere e introdotta nel mondo della scrittura horror. Ma il mio grande ispiratore resta Stephen King. È lui il mio maestro, quello che di valido c'è nei miei libri lo devo a lui; e il fatto che Il Corriere del Mezzogiorno, in una recensione del mio ultimo romanzo, mi abbia definita "lo Stephen King napoletano" è un grande onore.

Ti ispiri ad avvenimenti di cronaca, oppure a racconti che ti sono stati fatti da conoscenti?

Come ho detto, tutto quello che vedo o sento lo percepisco in primis come un possibile spunto. Basta osservare, ascoltare la gente. Un nome, un luogo in penombra, una voce può diventare la scintilla vitale di un racconto.

I tuoi sono più dei gialli o dei libri che raccontano storie metafisiche?

No, gialli non direi. Non ci sono indagini da seguire, colpevoli da smascherare. Sono storie in cui la Paura è la vera protagonista. L'elemento soprannaturale che connota il genere horror fa da corollario alla tensione che cerco di mantenere viva, pagina dopo pagina, fino a strozzare il lettore. Devi dare il massimo. È come un giro sulle montagne russe: chi sale sa a cosa va incontro, l'importante è non deludere mai il passeggero con discese brevi e curve dolci. Tutto deve far schizzare l'adrenalina. Senza eccessi di sangue o descrizioni cruente: quelle non generano paura ma repulsione, il genere splatter è un'altra cosa.

Dario Argento ha più volte raccontato di avere paura delle storie che scrive. Tu che rapporto hai coi tuoi romanzi? Ti spaventano? Se sì, ci racconti come fai a superare la paura?

Dario Argento è stato il primo autore cinematografico ad aprirmi le porte dell'horror. Con i miei libri ho un rapporto di grande fiducia, quando li partorisco è perché sono pienamente convinta di quello che portano dentro le loro pagine. Sono il mio mostro di Frankenstein. E no, non li temo affatto. Io ricerco la paura in ogni cosa, temerla una volta trovata sarebbe un controsenso.

Cosa provi nei confronti dei personaggi "cattivi" delle tue storie? Li giustifichi, li condanni?

Il cattivo provoca in me una sana antipatia, la stessa che cerco di generare nel lettore. E, nella sua cattiveria, deve comunque affascinare, il lettore deve affezionarsi a lui nel bene o nel male per poi perderlo, qualora facesse la fine che si merita. Deve poter gioire della sua morte o incazzarsi per la sua impunità. Assoluzione o condanna, poi, dipendono dalla storia: è lei che comanda, che guida me e non viceversa.

Come costruisci la psicologia dei tuoi personaggi?

La psicologia dei personaggi è legata a filo doppio alla storia. Man mano che questa cresce e si sviluppa anche loro crescono; agiscono, si arrabbiano, piangono, si pentono, amano, riflettono... Vivono la loro vita all'interno del libro. In genere uso due modi per stabilire le reazioni di un personaggio: "cosa farei io?" Oppure "cosa non farei io?"

Quali sono gli autori di horror italiano che preferisci?

Non è che ce ne sia una gran scelta. Nonostante un'attesa rinascita e un sempre crescente numero di appassionati, l'horror è ancora considerato un genere letterario minore e spesso snobbato dalle grosse case editrici che preferiscono investire su nomi stranieri già noti. In questo modo la nostra produzione viene mortificata e svilita; abbiamo autori che non hanno nulla da invidiare ai soliti noti. Nei miei scaffali ci sono scrittori come Valerio Evangelisti e Gianfranco Nerozzi, Danilo Arona, Alda Teodorani (ecco una donna che però è dichiaramene splatter), Chiara Palazzolo (altra donna che scrive un horror più classico, fantasy con la sua saga dei Sopramorti, una interessante variazione sul tema dei vampiri.) Come vedi la produzione italiana langue.

I film horror ti piacciono? E i gialli? Di che tipo?

È ovvio, anche se spesso mi deludono. Finché non capiranno che non è il sangue a generare la Paura, saremo costretti a beccarci film stupidi. E poi gialli e thriller a profusione; per citare qualche titolo Il sesto senso, Shining, Diabolique, Seven, L'esercito delle 12 scimmie, e poi i telefilm della serie Il tenete Colombo, La signora in giallo, C.S.I., Criminal Minds.

Ci parli del tuo ultimo romanzo?

Dove il silenzio muore (Cento Autori) è un romanzo ambientato a Napoli, come tutte le mie storie, in un borgo immaginario ai piedi della collina di Posillipo. Tutto parte da un antico manufatto egizio, l'Ouroboros, il serpente che si morde la coda simbolo di rigenerazione ed eternità, governato da Apopis, dio del Buio, che porta scompiglio e morte ai giorni nostri. C'è Sara, la protagonista, che ha il dono, o la maledizione, di vedere, una sorta di capacità medianica fatta di strane visioni che lei stessa dovrà poi decifrare. Nella narrazione passato e presente s'intrecciano fino a formare un'unica incalzante e soffocante traccia che porterà all'epilogo. Si parte da un capitolo Zero e si finisce con un capitolo Zero: tutto riparte dal principio, proprio come per l'Ouroboros.

In quale contesto consiglieresti di leggerlo: sotto l'ombrellone? In una casa di campagna isolata? Di giorno o di notte?

Prima di tutto, consiglierei di leggerlo. Come sostengo sempre, non è sempre necessario acquistare un bestseller per avere un buon libro tra le mani. L'editoria è pur sempre un business, spesso non conta il prodotto ma il nome in copertina: è quello che vende. Ecco perché può capitare che dietro un grosso autore prima o poi ti becchi la fregatura. E poi ci sono i diktat della distribuzione che penalizza la piccola editoria e decide chi va in libreria e chi no. Comprare un libro di un autore poco noto vuol dire dare una mano all'editoria coraggiosa, quella che investe sull'incerto, a uscire dal bozzolo. Se tutti quanti ragionassimo in questi termini, se non ci facessimo influenzare dalla massa, probabilmente decollerebbe anche quella che viene definita "letteratura di genere".

Poi, leggere Dove il silenzio muore sotto l'ombrellone, senz'altro: con questo caldo un sano brivido di Paura è quello che ci vuole. Per i più temerari, invece, la lettura isolata, di notte, è l'ideale. Ma bisogna averne il coraggio perché, una volta chiuso il libro, resta sempre il Buio.

Stai scrivendo qualcosa in questo periodo? Ci puoi anticipare qualche cosa?

Un racconto per un'antologia e un nuovo romanzo. È sempre ambientato a Napoli ma stavolta il protagonista è un uomo, per par condicio. E se son rose, fioriranno.

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Commenti

1. salvo zappulla, Venerdì 11 Luglio 2008 ore 19:52

Un abbraccio a Faustina e una stretta di mano a Simonetta, come si conviene tra uomini (se non sbaglio ci siano conosciuti a Pisa)

2. Ernesto Cannavale, Venerdì 11 Luglio 2008 ore 23:10

Capitai per caso alla presentazione di "Donne in noir" della signora Santamaria a  Piazza Bellini nella libreria Evaluna.     Ero passato per un caffè, rimasi estasiato dai sorrisi di Simonoir e dalla sua dolcezza mentre parlava di sangue e corpi eviscerati e pensai: ma come fa, una donna cosi allegra a scrivere certe cose? Non ho ancora letto questo nuovo libro, ma lo farò di sicuro, non è il libro che mi affascina, ma comprendere cosa avrà scritto quello scricciolo allegro che si chiama Santamaria. Dottoressa Rigo la ringrazio di tenere in conto Napoli, non solo per la "monnezza".

3. Fausta Maria Rigo, Sabato 12 Luglio 2008 ore 05:50

Dovere, dottor Cannavale. Un giusto tributo alla città dei miei avi, che per altro ho visitato una settimana fa trovandola bella come poche e non "immonnezzata".

Sarà perché i miei abitano in centro, in ogni caso uscire di casa e trovarsi di fronte il mare con la figurina del Vesuvio in lontananza fa sempre un certo effetto.

Dà un po' la dimensione di come Bossi del Sud, compresa ovviamante la mia amata Sicilia, non abbia mai capito un cazzo.

4. eventounico, Sabato 12 Luglio 2008 ore 10:00

Fausta, grazie per questa ennesima chicca. L'intervista è molto interessante. L'autrice mi ha assai impressionato, ma credo che ciò le sia congeniale.

5. Simona Continente, Sabato 12 Luglio 2008 ore 11:15

Purtroppo non esista una maniera economica per mettere mano alla letteratura italiana in italiano in gran bretagna. Ordino a volte dei libri da unilibro ma finisco per pagare piu' per la spedizione che per i testi stessi. Mi piacerebbe provare l'esperienza Santamaria. Interessante. Eccitante.

6. Simonetta Santamaria, Sabato 12 Luglio 2008 ore 16:48

Doverosamente saluto e ringrazio Fausta per avermi pescato nel sottobosco della letetratura. A Salvo ricambio l'energica stretta di mano, a Ernesto mando un bacio per le belle parole. A Simona, mia quasi-omonima, che dire, hai ragione, bel casino, questo... Ma sono disposta anche a spedirtelo di persona, il libro, se questo serve a far camminare altrove la nostra produzione. Non c'è regalo più bello di un libro. E un sorriso a tutti quelli che vorranno leggermi!

7. maurizio de angelis, Sabato 12 Luglio 2008 ore 17:18

Complimenti a Simonetta!

Da autoctono, trovo anch'io che Napoli, nel suo essere non-luogo, sia sito ideale per ambientare racconti horror. Napoli hai suoi buchi neri. E non solo nel suo sterminato sottosuolo: in poche altre città sono mescolati, fianco a fianco, cupi edifici del cinquecento con palazzoni a sette piani degli anni settanta. E qualsiasi accadimento, in questa città, svela altri buchi neri. Il crollo di un edificio, ieri, è un esempio emblematico. Dal buco nero emergono (a leggere i primi giornali) una eterna inagibilità post-terremoto, operai fantasma polacchi, sigilli virtuali, occupanti abusivi... 

8. Simona Continente, Sabato 12 Luglio 2008 ore 18:53

Grazie Simonetta. Sei troppo gentile. Adesso provo a chiedere a parenti o amici in italia. Tra l'altro io faccio anche la traduttrice e credo che il tuo genere sarebbe un successo qui nel Regno Unito. Se ti interessa fare i tuoi stage reading a Londra fatti sentire...

simona.continente@googlemail.com

 

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