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martedì, 03 giugno 2008, ore 09:28
scarabocchiato da Ipanema in

Dove il silenzio muore
di Simonetta Santamaria
 
Edizioni Cento Autori, Napoli 2008
ISBN 978-88-95241-44-9
 
La Silenziosa è una villa su cui incombe una terribile maledizione risalente agli antichi misteri egizi. Quando Sara decide di riaprire quella casa, che era appartenuta ai suoi genitori, si ritrova a piombare in un incubo senza via d’uscita. La maledizione torna a colpire attraverso il suo terribile emissario, l’Ouroboros, il serpente del diavolo.
 
Dove il silenzio muore.
Dove può morire il silenzio? Non nelle case infestate dalle porte scricchiolanti o negli antichi castelli dove aleggiano ombre di vampiri, né nei cimiteri in cui si aggirano morti viventi richiamati alla vita da qualche magico incantesimo. Il silenzio muore nell’uomo. E al suo posto nasce una voce: la voce del Male.
Come nelle sue opere precedenti, la Santamaria non si fa trascinare dal flusso sfrenato di una fantasia che rischierebbe di mortificare il senso più profondo dell’horror ma dà al suo romanzo uno stampo che ricalca le orme di Stephen King; l’autrice preferisce i vivi ai morti, le lacrime al sangue, il silenzio alle grida. L’oscurità umana è il fine, il divino Ouroboros il mezzo. Niente di surreale accadrebbe, se gli uomini non lo permettessero.
È tutto suggellato da segreti e cose mai dette. I personaggi se li trascinano dietro, con fatica, come se fossero anime infernali condannate a portare con sé i peccati da espiare. E cosa c’è di peggio che mantenere mortali segreti in un luogo dai confini ristretti dove tutti conoscono tutti?
Pur essendo nato per dar man forte al romanzo, Borgo Marina Piccola si staglia su un piano tangibile, accoccolato ai piedi di un costone roccioso con la sinistra caratteristica di “respirare”, e Napoli fa da sfondo, inconsapevole dell’orrore. Un luogo che potrebbe essere ameno e perfetto come quei paesini privilegiati da un’estate infinita, e che invece viene squarciato da due indelebili maledizioni: quella antica dell’Ouroboros, un manufatto egizio controllato dal dio del Buio, e la maledizione di Sara che ha il terribile dono di scorgere nei sogni quello che gli uomini sono incapaci di vedere nella realtà.
“Dove il silenzio muore” toglie il respiro al lettore proprio come l’Ouroboros fa con le sue vittime. Il ritmo incalza dando allo scritto un taglio quasi cinematografico, i capitoli si fanno più brevi, quello che deve accadere pare inevitabile quanto quello che è già accaduto. E l’aria salmastra che traspira nelle pagine iniziali si fa sempre più rada, soffocante, stantia. È ciò che accade all’aria di una casa rimasta chiusa troppo a lungo. Come La Silenziosa.
Ogni capitolo è una voce a parte perché ogni personaggio è solo con i suoi tormenti. E solamente al momento della rivelazione le voci si uniranno, i personaggi si ritroveranno, i morti torneranno a riposare e i vivi riscopriranno la vita. Se saranno capaci di scegliere.
Una storia fatta di storie, dunque, una voce riempita di voci: e tutte alla fine si congiungono per riempire quel vuoto lasciato dal silenzio.
di Simonetta Santamaria ho letto Donne in Noir, bel libro pieno di suspence e spunti di riflessione, scritto in maniera sapiente e avvincente. Sicuramente questo nuovo lavoro di Simonetta sarà all'altezza delle aspettative se non di più. E' nella mia lista dei desideri.

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