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23/06/2011

PRIEST E IL FASCINO DEL VAMPIRO

In occasione dell'uscita al cinema di Priest, un'intervista ad una delle massime esperte in materia di storie di vampiri al cinema, la scrittrice Simonetta Santamaria.

 

Il 15 giugno è uscito nelle nostre sale Priest, fantasy in salsa horror diretto da Scott Stewart e ispirato all’omonima graphic-novel di Hyung Min-woo, con protagonista Paul Bettany nel ruolo di un prete guerriero in lotta contro un esercito di famelici vampiri. Anche in Priest ritroviamo dunque una figura intramontabile dell’iconografia cinematografica (e non solo): il vampiro, una creatura votata al Male che si nutre del sangue delle proprie vittime.
Ma quali sono i segreti del fascino di un personaggio che, nel corso degli anni, non è mai passato di moda e continua a catturare l’immaginazione del pubblico? Lo abbiamo domandato a una delle massime esperte dell’argomento, la scrittrice Simonetta Santamaria, autrice del saggio Vampiri – Da Dracula a Twilight, edito da Gremese.
 
 
Oggi più che mai, il vampiro rappresenta una delle figure più famose e popolari appartenenti al nostro immaginario collettivo. Quando è nato esattamente il mito del vampiro e come si è sviluppato nel corso del tempo?
 
Un argomento vasto e che mi sta particolarmente a cuore, vista la continua e costante trasfigurazione di cui è vittima. Diciamo solo che il mito vampirico ha radici antichissime; potremmo risalire ai Sumeri e trovare l’edimmu, una sorta di vampiro psichico col potere di assorbire l’energia vitale degli esseri umani attraverso il respiro. Oppure ai Babilonesi, la cui oltretomba è dominata dai malefici akhkharu che sfruttano l’energia derivante da emozioni e sofferenze. Ogni popolo del mondo ha il suo folklore e i suoi vampiri: alcuni incredibilmente strambi, altri dai nomi impronunciabili ma tutti legati da un’unica, incontrovertibile caratteristica: la malvagità. Perché si nutrono di sangue umano e uccidono per farlo. Sono esseri spietati perché non hanno un’anima che glielo impedisca. Sono feroci perché in loro prevale l’istinto animalesco di sopravvivenza. Quella che io definisco la “mutazione genetica” del vampiro è arrivata con la letteratura e il cinema. Pensate solo alla parabola dal deforme Nosferatu al tenebroso ed elegante conte Dracula, al cinico Lestat de Lioncourt, al morale Edward Cullen. Il vampiro è vittima della modernizzazione. Gli hanno dato un’anima, l’hanno fatto diventare dandy e vegetariano, gli fanno bere sangue sintetico, lo fanno sbrilluccicare al sole come un pupazzo glitterato. Per tracciare una sorta di piramide evolutiva del vampiro, e anche rendergli giustizia, ho appunto scritto un saggio illustrato dal titolo Vampiri – Da Dracula a Twilight, che ripercorre la loro storia a 360 gradi, dalle origini del mito alle caratteristiche, dalla letteratura al cinema, alla musica ai giochi di ruolo, alla cucina e alla moda, senza tralasciare il folklore vampirico mondiale: perché le nuove generazioni sappiano cos’è davvero un vampiro.
 
 
Nel romanzo Dracula di Bram Stoker, il vampiro è un personaggio avvolto da un alone di tenebroso romanticismo. Questo fascino “gotico” è stata una delle caratteristiche peculiari della figura del vampiro: da quali elementi deriva tale fascino?
 
Be’, devo confessare che tanto romanticismo nel romanzo io non l’ho avvertito. Abbiamo un conte dai modi affettati consoni al suo rango ma comunque un essere spietato e assetato di sangue, pur se ammetto una certa macabra sensualità del personaggio. Ciò che trovo fascinosamente gotica è l’ambientazione, e la narrazione sottoforma di diario che immerge il lettore nell’atmosfera cupa della storia. Il tenebroso romanticismo poi fa parte dell’eterna dannazione del vampiro letterario: potere e condanna, solitudine e fame, e la continua tribolazione interiore che ne consegue. Un personaggio dalla vita piatta e lineare non piacerebbe a nessuno.
 
 
In Nosferatu il vampiro, l’indimenticabile capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, per la prima volta il vampiro viene presentato non più come un personaggio affascinante e romantico, ma come una creatura ripugnante e mortifera. Come mai si sono sviluppate queste due varianti opposte e complementari dello stesso mito? E perché anche questa “versione alternativa” del vampiro ha riscosso un grande successo (basti pensare al remake di Nosferatu realizzato nel 1979 da Werner Herzog)?
 
In effetti Nosferatu, interpretato dall’attore tedesco Max Schreck (ironia della sorte, il suo nome significa Massimo Terrore), è il primo volto vampirico in assoluto apparso al cinema, in un film che voleva essere una libera interpretazione proprio del Dracula di Stoker. In letteratura invece il vampiro orrido e malvagio era già stato sfruttato in più occasioni, si pensi a Varney il Vampiro di Preskett Prest o I Vurdalak di Lev Tolstoj, entrambi usciti nel 1847. La dicotomia tra le due versioni vampiriche si è avuta, come ho detto, per esigenze letterarie prima e cinematografiche poi. La produzione di romanzi, racconti e raccolte sui vampiri è sterminata, il desiderio di creare qualcosa di nuovo sfruttando tuttavia un’icona dell’horror era prevedibile, in un certo senso necessario anche a rivitalizzarla. E poi diciamocelo: la figura del bel tenebroso, l’amore dannato, il desiderio di immortalità unito al potere sono elementi senza tempo che piacciono sempre.
 
 
La figura di Dracula è sempre stata connotata anche da una sotterranea tensione erotica, espressa nel romanzo dalla passione che lo lega alla giovane Mina Murray. Questo “erotismo” del vampiro si è poi trasferito anche al cinema: sia attraverso i vari adattamenti del romanzo di Stoker, sia in film di ambientazione moderna, come Miriam si sveglia a mezzanotte o la saga di Twilight. Come mai l’eros è una componente così importante di una figura che è il simbolo per eccellenza del Male e della morte?
 
Paura e fascino, eros e thanatos, elementi singoli eppure sempre abbinati, quasi fossero l’uno al servizio dell’altro. Stoker usò l’erotismo vampirico anche per rompere gli schemi puritani della Londra vittoriana: il collo era già ben oltre il limite di ciò che si poteva mostrare, un punto erogeno e sensuale. Ma non dimentichiamo che l’erotismo di Dracula è legato al suo bisogno di nutrirsi, non a quello di fare sesso; l’atto di succhiare il collo di belle signore (mai di un rozzo carrettiere con le pustole) è sì erotico ma si lega all’istinto di sopravvivenza – e al gusto raffinato del conte. Diventata una peculiarità del vampiro, la cosa si è evoluta in quelli che io definisco i “vampiri alla Moccia”, personaggi da novelle adolescenziali che di vampirico hanno solo i canini (finché glieli lasceranno). Ma sono belli, fascinosi, ricchi, potenti e immortali… che volete di più?
 
 
Come mai il mito del vampiro è tornato così in voga negli ultimi anni, soprattutto presso il pubblico dei giovanissimi? E quali sono le caratteristiche che hanno reso i film della saga di Twilight, piuttosto che serie televisive come True blood o The vampire diaries, così popolari in tutto il mondo?
 
Il mito del vampiro non si è mai spento, e ne è la dimostrazione la sterminata produzione letteraria e cinematografica che lo vede protagonista in tutte le salse. I giovanissimi hanno dei valori ancora legati al sogno, all’amore della e per la vita, hanno il complesso del buon samaritano per cui salvare le vite dannate diventa una missione. Quindi gli ingredienti di una favola come Twilight non potevano non piacere. Non a caso piace anche alle mamme, quelle che ignorano cosa sia l’horror e che amano le intense storie d’amore. Disillusione? E non ditemi che sono cattiva: alla convention romana dei fan di Twilight, invitata a presentare il mio libro, ho visto mie coetanee saltellare come adolescenti in calore strillando il nome dell’attore: e, badate bene, ho detto il nome dell’attore, quindi Robert, e non quello del protagonista del film, quindi Edward… si tratta dunque dell’agitazione di ormoni senza età o di successo letterario? Ok, sono cattiva.
 
 
Per concludere, ti andrebbe di stilare una classifica dei vampiri (e delle vampiresse) più affascinanti e sensuali nella storia del cinema?
        
E come non citare il mitico Bela Lugosi? Occhi chiari, sguardo penetrante, elegantissimo, gestualità teatrale e, sorpresa, non mostra mai i canini aguzzi; all’epoca fece sognare milioni di donne. Oppure il grande Christopher Lee, dall’alto del suo metro e novantacinque di altezza, capelli impomatati a formare quella punta sulla fronte, portamento raffinato e sguardo magnetico, è stato l’incarnazione per eccellenza del conte Dracula. Lui sì che li sfoderava, i canini, e li affondava senza troppi scrupoli nel collo di belle e inermi signore. Ma io ho una predilezione per Gary Oldman nel Dracula di Francis Ford Coppola: malefico eppure accattivante (riecco il fascino del bello e dannato); inoltre, al contrario del romanzo, nel film lui s’innamora di Mina, quindi c’è anche un mix di sensualità ed erotismo nel suo conte. L’Oscar al vampiro femmina va invece a Selene di Underword, interpretata dalla bellissima Kate Beckinsale: lei è sensuale di suo, quindi ha “infettato” il suo personaggio con un’aura fascinosa e maledetta. C’è da dire che nel cinema è più facile trovare vampiri connotati come piacciono a noi scrittori di horror: selvaggi, con le bocche lorde di sangue, molto spesso non singoli protagonisti ma interi branchi come nel caso dei film 30 giorni di buio e Io sono leggenda o lo stesso Priest, che ci riporta in un mondo post-apocalittico dove umani e vampiri si fronteggiano in una brutale guerra in 3D all’ultimo sopravvissuto. E non chiedetemi di citare i vampiretti di Twilight, per pietà…
 
 
 

 


La Redazione
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