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Interviste
I vampiri di Simonetta Santamaria

Simonetta (per gli amici "Simonoir") Santamaria scrive horror perché mette a nudo il lato oscuro di ognuno di noi, e perché vuole dimostrare che anche le donne sanno farlo. E ci riesce, arrivando con questo non-saggio "Vampiri - da Dracula a Twilight", pubblicato con Gremese, a un successo straordinario di vendite in Italia, e a essere già tradotta in Francia e Spagna. Il suo horror, dice, è una sfida agli uomini e alle firme d’oltreoceano. Piccola come Davide, con in mano, al posto della fionda, delle storie italiane. Simonetta vive e scrive a Napoli, col Golfo e Capri di fronte e il Vesuvio sulla sinistra. E' lì che la incontro per questa intervista "vampirica".

Ciao Simonetta, benvenuta su Sick girl. Sei una delle poche donne in Italia a scrivere horror. Da dove nasce questa tua passione?
Una “perversione” che si perde nella notte dei tempi. Da bambina disegnavo famiglie di scheletri con le loro barette, nei cimiteri… Il mistero della morte mi ha sempre affascinato e incuriosito. Così ho cominciato a inventare storie che raccontavo alle amiche di notte per spaventarle. Poi ho cominciato a leggere, e a non capire perché gli autori erano tutti uomini. E mi sono detta, se lo sanno fare loro non vedo perché non lo possa fare anch’io. Ecco, tutto è cominciato così.

Quali sono gli scrittori che in qualche modo hanno influenzato la tua scrittura? E i tuoi film guida?
Vagonate di Poe, Lovecraft, Agatha Christie, ma anche – strano a dirsi – tipi come Jerome K. Jerome. E sopra tutti, il Maestro, Stephen King. Quel suo modo di fare horror sfruttando situazioni quotidiane è un po’ il mio, e qui mi accosto con debita deferenza. Col tempo la lista s’è allungata parecchio ma loro restano i pilastri del mio modo di scrivere. In generale mi piacciono gli scrittori che sanno come inchiodare il lettore alla pagina; se poi ti regalano pure quel piacevole brivido, allora è perfetto.

E se ti chiedessi di presentarti ai nostri lettori in tre vizi e tre virtù?
Stretto stretto, i vizi potrebbero essere ridotti a: essere irriducibilmente macabra, gaudente, pigra. Le virtù… non averne, credo. Caratteristiche come carattere, sincerità e roba simile fanno parte del bagaglio di molti, non credo siano virtù, piuttosto peculiarità; che poi siano positive o meno dipende dai punti di vista e dalle situazioni.

E ora parliamo di “Vampiri - da Dracula a Twilight”, la tua ultima fatica. L’introduzione recita “questo libro non vuole essere un saggio sui vampiri”. Cos’è quindi "Vampiri"?
Una gustosa panoramica a tutto tondo sulla modificazione genetica della figura del vampiro negli anni, una sorta di piramide evolutiva: dal deforme Nosferatu al tenebroso e chic conte Dracula, al cinico Lestat de Lioncourt, al morale Edward Cullen. Passando per il cinema, la letteratura, religione, videogames e giochi di ruolo, musica, moda, cucina e curiosità varie. Senza tralasciare l’aspetto più tradizionale riguardo le figure vampiriche: come nasce, quali sono i suoi poteri e come si uccidono, e i vampiri nel folklore mondiale. Perché ormai dovrebbe essere chiaro: vampiro non significa soltanto Dracula. Un libro molto piacevole adatto a ragazzi e adulti; del resto non avrei mai preteso di scrivere un saggio perché non ho da insegnare niente a nessuno.

L’edizione è davvero un gioiello. Illustrazioni, disegni, locandine di film…
Non spetterebbe a me dirlo ma sì, è decisamente un “bel” libro, nel senso proprio estetico del termine. E di questo va il giusto merito anche ai miei figli, Fabrizio e Adriano Flocco, che sono gli autori rispettivamente dei disegni “vampirici” e del graphic design, e a Flavio Tringale per i ritratti di alcune delle icone vampiriche cinematografiche.

Sei una delle poche scrittrici italiane ad "avercela fatta" ad esportare il tuo lavoro all'estero. Puoi parlarcene?
Per questo devo ringraziare la casa editrice Gremese che si è fidata della mia indole orrorifica lasciandomi ampio spazio sulla redazione del libro. “Vampiri” è stato tradotto in Francia e Spagna ma è una goccia nell’oceano. Sarebbe bello “farcela” prima in Italia, riuscendo a ottenere credito e visibilità, specie con la stampa nazionale. Per questo mi batto: ho la presunzione di avere le carte in regola. Ecco, ho sfagiolato un altro vizio…

Come ti sei preparata all’argomento? Una tua passione coltivata da anni?
Non direi. Il microcosmo vampirico è solo parte di quel grande universo che è la letteratura horror. Diciamo che mi sono armata di santa pazienza, ho accantonato tutto il resto e per quattro mesi ho lavorato solo a quello. Però ho scoperto tante di quelle cose che non rimpiango un solo mal di schiena o un attacco di emicrania.

In questo periodo è “scoppiata” la moda vampiri e quindi non posso esimermi dal chiederti: cosa pensi che differenzi "Vampiri" dai prodotti messi su per moda che ultimamente riempiono le librerie?
Non è un romanzo, innanzitutto. Non racconta una storia ma tante storie frutto di verità storiche. Proprio per questa esplosione modaiola ho anche voluto fare un po’ di chiarezza, e giustizia, sulla figura del vampiro. Essendo una della vecchia guardia, sono legata al vampiro in quanto creatura randagia, solitaria, indipendente, anaffettiva. E ritengo che, per quanto lo si possa tentare di umanizzare, bisogna lasciargli quell’atavica impronta di randagismo, altrimenti c’è il rischio che muoia.

Se dovessi citare un film e un libro per approcciarsi a questa affascinante tematica, cosa consiglieresti?
A costo di sembrare ovvia, ma libro migliore per penetrare il mondo vampirico resta Dracula di Bram Stoker; se non si legge questo non si capirà mai appieno che cos’è un vampiro. Il film, invece, lascia meno spazio alla fantasia ed è più diretto. Per variare sul tema quindi consiglierei Intervista col vampiro tratto dal romanzo di Anne Rice per la regia di Neil Jordan, con un diafano e biondo Tom Cruise nei panni di Lestat de Lioncourt, Brad Pitt in quelli d Louis de Pointe du Lac e Antonio Banderas in quelli di Armand: tre vampiri diversi con storie diverse che s’intrecceranno nel corso del tempo. Ma come non citare Dal tramonto all’alba sceneggiato da quella geniale mente folle di Quentin Tarantino? Bello anche 30 giorni di buio, tratto dalla serie a fumetti 30 giorni di notte e diretto da David Slade, in cui i vampiri agiscono in branco. Curiosità? La loro dentatura non appartiene al classico Homo Vampirus Draco, con i classici canini aguzzi, ma all’Homo Vampirus Sauria, il Vampiro Rettile, chiamato così per l’intera dentatura appuntita.

So che sei molto attiva in rete. Pensi sia un mezzo potente per la diffusione delle proprie opere anche nei confronti di chi non frequenta le librerie?
Relativamente, direi. La libreria resta comunque il principale polo di vendita, gli acquisti online non sono ancora così diffusi come negli altri paesi. Però la rete ci dà un’ottima possibilità di incontro e scambio, quella famosa visibilità di cui parlavo prima che la stampa nazionale spesso nega. Grazie anche a questo noi “popolo dell’horror” stiamo creando una sinergia che ci porterà a non essere più delle singole voci ma un bel coro.

Progetti “insanguinati” per il futuro prossimo?
C’è sempre un progetto insanguinato nel mio computer. Anzi, ce ne sono pure troppi. Questo è uno degli aspetti di chi non ha ancora avuto la fortuna di incontrare l’editore della sua vita. Il rapporto scrittore-editore è un po’ come quello di coppia, finché non trovi l’altra metà della mela continui ad avere storie che magari segneranno una tappa ma che non è quella definitiva. L’editore della vita è quello con cui discutere dei tuoi progetti, confrontarsi, consigliarsi. È quello che ti tiene per mano e intanto ti aiuta a camminare nel mondo. Forse è una visione un po’ romantica della cosa ma è così che lo vorrei. Io invece scrivo molto per molti: grandi soddisfazioni ma una faticaccia, sempre dietro a un’idea diversa… e un pc!

E per finire come da tradizione la nostra intervista vuoi dirci qualcosa di “sick-vampiresco”?
Lo lascio dire a Jean-Jacques Rousseau: «Se mai è esistita al mondo una storia sicura e provata, è quella dei vampiri. Non manca nulla: rapporti ufficiali, testimonianze di persone di rango, medici, sacerdoti, giudici; le prove sono assolutamente complete. E nonostante tutto c’è forse chi creda ai vampiri?»
Ciao a te, Barbara, e a tutti i lettori di Sick Girl. E mi raccomando… attenti al Buio!
 

Per saperne di più:

Il sito ufficiale di Simonetta "Simonoir" Santamaria

Gremese editore

Simonetta Santamaria su Facebook

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