OVER 50

Romanzo

(Ianieri Edizioni)

Mi chiamo Eugenia, porto il nome di un asteroide, una roccia informe e sgraziata che tuttavia vaga da sola nello spazio, in viaggio costante verso l’infinito.

Ed è proprio la forza innata che la contraddistingue che permette a Eugenia di continuare a vivere e respirare, nonostante la “mannaia del destino” le abbia tagliato all’improvviso testa e sogni: una separazione Over 50 che la lascia senza certezze in un’età in cui le energie e la voglia di rimettersi in gioco non sono più le stesse e l’unica consapevolezza è di avere nel futuro meno giorni di quelli vissuti.

In un dialogo continuo con l’altra sé, quella lucida e razionale, che non sa mentire e non accetta menzogne, Eugenia cerca di salvarsi attraverso l’autoterapia, la scrittura, i figli, gli amici, le uscite galanti… e un paio di decolleté tacco 12 corredate di un sacco da boxe.

Avventure e disavventure, ormoni in subbuglio e, infine, la magia della “chimica della seconda età”.

Una buona dose di autoironia contribuisce a rendere la storia di questa separazione Over 50 unica: una storia dolceamara, profonda e toccante, un invito a vivere con pienezza il qui e ora, senza temere il domani.

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Un giorno ti svegli… e sei sola.
Quante volte hai occupato e riscaldato quel grande letto a due piazze in 30 anni di matrimonio consapevole che il vuoto dall’altra parte era solo per una notte.
Tante.
Tuo marito non c’è, spesso è fuori anche di notte e tu ci sei abituata. Non è piacevole, a dirla tutta. Quella temporanea solitudine nasconde un velato senso di abbandono ma tu sai che è solo per qualche notte, ce la puoi fare. Che vuoi che sia, solo qualche notte.
Poi.
Le notti diventano tante, sommate negli anni che avete condiviso. Tuttavia, quel senso di vuoto non si è modificato. Non è mai diventato un chissenefrega come avrebbe dovuto essere secondo gli esperti navigati del resto del mondo. Perché il tempo cambia le cose, ti dicevano. Anche i sentimenti. A volte ne muta solo il colore, a volte li spegne, carogna. Ma tu no, non ci avevi mai creduto perché quando guardavi quell’uomo al tuo fianco sapevi ciò che sentivi, e quel sentire non aveva mai vacillato in tutti quegli anni perciò andatelo a raccontare a qualcun altro. Dal ragazzo che era lo avevi visto diventare uomo e padre, avevi visto nascere le prime rughe e imbiancare i capelli… ma quando lo guardavi negli occhi tu lo sapevi che lui era il tuo universo e che lo sarebbe stato fino alla fine dei giorni.
No, non dire mai
per sempre perché il per sempre non esiste, ti dicono. Niente è per sempre, rassegnati. E tu invece col cavolo che ti rassegni. Quelle rughe e quei capelli bianchi erano la vostra storia che si stava scrivendo e ti pareva la più bella del mondo, e che fortuna che ho, ti dicevi mentre i tuoi anniversari di matrimonio si accumulavano a dispetto delle separazioni che, nel frattempo, intorno a te mietevano più vittime di una trebbiatrice fuori controllo uscita da un romanzo di Stephen King.
E poi.
Le notti continuano ad accumularsi e così gli anni. I figli crescono e tu non smetti di immaginare un futuro che pare ormai acclarato, sereno. Pensi a come arginerai la sua irrequietezza quando andrà in pensione, ai prossimi viaggi, alle prossime sfide e sei serena perché sai che tu hai lui e lui ha te, due colonne di roccia, ormai.
Invece un giorno ti svegli… e sei sola.
Non è come le altre volte. Quella sensazione di abbandono non è più velata ma così nitida e violenta da toglierti il respiro, da strizzarti il cuore. Allunghi la mano verso il lato vuoto e freddo del letto ed è come toccare un cadavere. La morte non è per una sola notte.
Allora apri gli occhi e ti guardi intorno. La stanza è la stessa ma mancano i suoi vestiti sulla sedia, i libri sul comodino, le scarpe, la borsa, il suo zaino e tutto il casino di carte sul comò. La penombra dell’alba rivela un ordine quasi maniacale. E un enorme buco nero.
Lui se n’è andato. Per sempre. Stavolta lo puoi dire.
E la prima cosa che ti viene in mente è:
e ora che faccio?